Che cos’è l’osteoporosi?

Intervista sul tema osteoporosi il Prof Massimiliano Noseda, docente universitario, medico specialista in medicina fisica e riabilitazione, specialista in igiene e medicina preventiva, consulente di centri medici e strutture riabilitative.

Cosa è l’osteoporosi ?

Molto semplicemente l’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da un deterioramento della microstruttura trasecolare ossea e quindi da una diminuzione della massa ossea, che rende l’osso stesso progressivamente più fragile ed esposto a fratture.

 

Come si manifesta ?

Purtroppo la maggior parte delle volte l’osteoporosi non da alcun sintomo premunitore e si manifesta improvvisamente con la sua complicanza che è la frattura, spesso conseguente a cadute accidentali o traumi di entità molto modesta. Da qui l’importanza di effettuare una diagnosi precoce e di impostare un trattamento preventivo che rallenti l’evoluzione naturale della malattia. Solo in pochi casi, invece, l’osteoporosi si associa a dolore. Tale dolore è tuttavia differente da quello artrosico che può, tuttavia, coesistere nel soggetto anziano; a differenza infatti di quest’ultimo che compare nelle sedi colpite dalla malattia soprattutto al mattino o dopo periodi di immobilità prolungata, il dolore osteoporotico, se presente, si presenta soprattutto al rachide dopo stazione eretta prolungata e tende a regredire sdraiandosi.

 

Quali sono le sedi più frequentemente colpite ?

La frattura osteoporotica si manifesta più frequentemente in sede lombare, al collo del femore e al polso. Pur mancando dati specifici, in quanto il fenomeno è spesso misconosciuto e sottovalutato, si stima che nel 1990 l’osteoporosi abbia causato in Italia circa 100.000 fratture di polso e 60.000 di femore. Quest’ultime, oltre a rappresentare un costo sociale rilevante per l’intervento necessario e l’ospedalizzazione conseguente, spesso si traducono nella persona anziana in un peggioramento significativo della qualità della vita, in una diminuzione dell’autonomia e una progressiva dipendenza da terzi nell’attività della vita quotidiana.

 

Come è possibile effettuare una diagnosi precoce ?

L’esame specifico per valutare l’osteoporosi è la mineralomentria ossea compiuterizzata ( MOC ) che si effettua tipicamente al rachide e al femore. Indirettamente, perdite di massa ossea superiori al 30% possono essere visibili anche in una radiografia standard, eseguita per altri motivi, che in caso di evidente radiotrasparenza ossea dovrebbe indurre il medico richiedente ad approfondire il caso appunto con la MOCe con altri esami di laboratorio, sia ematici che urinari.

 

Chi dovrebbe eseguire la MOC ?

Sicuramente soggetti oltre i 65 anni di genere femminile oppure individui con più fattori di rischio come ad esempio terapie cortisoniche prolungate, donne in menopausa precoce, individui con storia famigliare di fratture osteoporotiche, soggetti con altre patologie croniche come l’artrite reumatoide o altre connettiviti. Tale elenco è puramente esemplificativo dei principali fattori di rischio e non sostitutivo di un’accurata anamnesi che solo un medico esperto potrà effettuare in sede di visita.

 

Quali sono i cardini della prevenzione dell’osteoporosi ?

Oltre ad una diagnosi precoce, la salute delle ossa può essere ad ogni età ottimizzata con una moderata ma quotidiana attività motoria generica come il cammino, la corsa leggera, la bicicletta o il nuoto, o specifica come un programma impostato da un qualificato personal trainer di esercizi a corpo libero o con pesi leggeri; con un’assunzione regolare di calcio attraverso alimenti come il latte, i latticini e alcune acque minerali che ne sono molto ricche, e con una dose supplementare di vitamina D, parte della quale il nostro organismo è in grado di produrla autonomamente con l’esposizione al sole e parte della quale è contenuta in alcuni cibi come la carne o il pesce. Questo è infatti il motivo per cui in passato veniva dato l’olio di fegato di merluzzo ai soggetti con patologie ossee.

 

Gli integratori sono utili ?

La loro utilità è da valutarsi caso per caso. La reale necessità di un integratore dovrebbe essere considerata solo dopo un accurato consulto medico ed eventuali esami di laboratorio, ematici o urinari, in quanto a volte la sola dieta è di per sè sufficiente ad apportare una quantità adeguata di microelementi oppure in quanto il soggetto necessita di dosi maggiori di calcio, vitamina D o di entrambi. Non è infatti infrequente imbattersi in soggetti che sono ancora in carenza cronica di calcio o vitamina D nonostante stiano assumendo un integratore in quanto la dose standard è per loro insufficiente.

 

Ci sono farmaci utili a rallentare l’impoverimento dell’osso nel soggetto con osteoporosi ?

Si. A seconda del caso specifico, della gravità dell’osteoporosi, di eventuali patologie associate e della tolleranza individuale il medico valuterà l’impiego di difosfonati, ranelato di stronzio, estrogeni o teriparatide. E’ importante sottolineare che la buona riuscita della terapia richiede la costanza del paziente nell’assumere il farmaco prescritto nei modi, nei tempi e per tutto il periodo consigliato.

 

Cosa è opportuno fare in caso di frattura ?

Dopo un’iniziale valutazione ortopedica volta al trattamento della fase acuta, è bene affidarsi alle cure di un qualificato medico fisiatra e ad equipe di esperti fisioterapisti, in modo da limitare al minimo il tempo di allettamento e le sue possibili complicanze ed intraprendere un solerte percorso riabilitativo volto a recuperare la funzionalità persa e contenere le conseguenze sul piano motorio che potrebbero limitare nel tempo il soggetto e renderlo dipendente da terzi.

 

Articolo tratto da Profilo salute alle pagine 10 e 11: https://www.federfarma.brescia.it/uploads/rivista/2017-01-19_profilosalute_1_2017.pdf